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Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

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Apro con questa frase una nuova rubrica. Una rubrica sulla Fede vista da un profano, da una persona che si approccia alla religione cristiana e cattolica con occhi normali, anche critici, e la confronta con la realtà di tutti i giorni.

I temi trattati non sono frutto di una persona di Chiesa e quindi chiedo pazienza ma anche correzioni di natura teologica se, a volte, potrò sbagliare.

Se sbaglio, mi corrigerete, riprendendo una delle frasi più famose di Papa Wojtila.

Se volete, potete chiamare questa rubrica “La Fede for dummies o per negati” e invito sacerdoti o uomini di Chiesa a dare spunti interessanti a quanto scriverò.

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

E vengo al primo tema, che già avrete notato dal titolo: Il Signore è il mio pastore non manco di nulla . Io ho tutto (come diceva la beata Chiara Luce Badano), noi abbiamo tutto.

Prima di iniziare, vi invito a leggere il brano del Vangelo secondo Matteo (25, 31-46) nel quale Gesù disse ai suoi discepoli cosa il Figlio dell’uomo, sotto le vesti di pastore, farà al suo ritorno. Egli dividerà le pecore dai capri e donerà in eredità il regno preparato per gli uomini fin dalla creazione del mondo, “perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

Poi Gesù continua dicendo “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

In questo brano del Vangelo Gesù indica chi sono i giusti e lo dice espressamente. I giusti sono coloro che per amore danno da mangiare, da bere, accolgono gli stranieri, vestono i più poveri, visitano i malati nel corpo e nello spirito, cercano e aiutano chi nella vita può avere anche sbagliato.

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

Il brano di questo Vangelo è di un’attualità disarmante, soprattutto oggi.

Gesù non è un giudice, ma un pastore che divide le pecore dai capri. E’ l’uomo stesso che si condanna o si salva a seconda del suo comportamento verso i piccoli, gli indifesi, i bisognosi. Solo l’uomo può salvarsi, è nelle sue mani la salvezza.

E noi, uomini moderni e del presente, come siamo? Pecore o capri ? Non è soltanto un discorso per i credenti, ma è rivolto a tutti. Quali sono gli effetti dei nostri comportamenti nella società attuale ?

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

Ogni volta che vedo una persona bisognosa che mi chiede l’elemosina, mi trovo spesso in imbarazzo. Sì, ho detto in imbarazzo perché mi perseguitano mille domande. Spesso però mi accorgo che, tutto quello che si sente dire di truffe, di falsi poveri e chissà cos’altro, sono spesso congetture o casi al limite. Per fortuna, ho sempre in mente le parole di Madre Teresa di Calcutta che diceva “Non importa quanto si dà ma quanto amore si mette nel dare e spesso basta poco, ma per tutti.

E allora leggendo questo Vangelo, dobbiamo riflettere: cosa facciamo noi per i bisognosi? Rimaniamo racchiusi nel nostro egoismo oppure siamo aperti agli altri ?

A volte, davanti alla chiesa, prima della funzione domenicale, mi trovo davanti ad una entrata un bisognoso, davanti ad un’altra ancora una donna Rom con una bambina e davanti ad un’altra ancora un extracomunitario. Tre persone sconosciute che chiedono qualche spicciolo per vivere, a volte per sopravvivere ?

Mi domando cosa fare, anche tenendo conto dell’offerta che darò in chiesa. Non vi dico l’imbarazzo delle prime volte perché non sapevo come comportarmi. Da una parte il pregiudizio, dall’altra il desiderio di donare, da un’altra ancora il fatto di non avere che pochi spiccioli.

Ho osservato altre persone entrare in Chiesa e il bisognoso riceveva, anche poco, ma riceveva. Spesso le persone ignoravano un’entrata per un’altra solo per evitare l’extracomunitario e la donna Rom con la bambina.

Ho guardato gli occhi della donna Rom e della bambina, ho guardato l’extracomunitario.

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

Chi è più bisognoso? Tutti.

Ho guardato i pochi spiccioli che avevo e anche dividendoli qualcuno avrebbe avuto di più rispetto ad un altro. Ho optato per non dare soldi in chiesa. Ho reputato più bisognosi loro, tuttavia dalla volta seguente ho cercato di fare quattro mazzetti di spiccioli, un po’ per tutti e in parti uguali.

Non so se Dio o Gesù abbiano apprezzato il gesto, ma non importa perché non ho pensato se facevo la cosa giusta. Il cuore dava già la sua risposta, senza altro per la testa, nemmeno le parole del Vangelo.

Dobbiamo domandarci cosa facciamo noi per il prossimo.

A volte anche le parole pesano. Spesso sento famigliari, amici e conoscenti sparare a zero sugli immigrati. Chi siamo noi per giudicare? Cosa ne sappiamo noi del perché un uomo di colore fugge dal suo paese rischiando la propria vita e quella dei suoi affetti più cari ? Lo fa per povertà, persecuzione o chissà cos’altro?

Il cristiano deve saper accogliere.

E non dimentichiamo che essere cristiano viene prima dell’essere un politico. A volte provo imbarazzo per alcune esternazioni dei nostri politici che, tranquillamente, poi vanno a messa la domenica.

Ma chi sono? Cosa sono diventati? Non capiscono che da ogni nostra azione sia positiva che negativa si generano effetti per noi e per la società in cui viviamo? Hanno dimenticato che il Signore è il mio pastore ? Hanno dimenticato che un giorno saremo tutti giudicati secondo il metro con il quale noi abbiamo giudicato?

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla

Tutti giudichiamo, nessuno si nasconda dietro un dito.

Io credo sia così per tutti. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Gesù conosce bene l’uomo.

Ma almeno capiamo che sbagliamo? E soprattutto siamo pronti a tirarci indietro e a rimediare?

E’ difficile e ci vuole tanto esercizio. Ma col tempo ci si può riuscire, perché Gesù ci cercherà e ci riporterà all’ovile, fascerà le nostre ferite se vivremo nell’amore per il prossimo.

E così quando la mattina della domenica troverai il bisognoso allungherai quel poco che hai e scambierai una battuta con lui, sorriderai alla donna rom e alla bambina, chiederai della sua famiglia all’extracomunitario e metterai quei pochi spiccioli nella cesta di vimini per altri bisognosi della parrocchia.

Per chi non crede, questa si chiama solidarietà.

Per chi crede, questo si chiama amore ed è grazie a Gesù e a Madre Teresa di Calcutta.

Il Signore è il mio pastore non manco di nulla .

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